Notte Bianca di Amantea: è ora di alzare lo sguardo

Mentre un altro pezzo del nostro castello è venuto giù nell’indifferenza generale, forse perché ormai nessuno alza più lo sguardo per apprezzarlo, tanto è diventato estraneo alla comunità e al dibattito pubblico; e pensare che solo alcuni anni fa lo si voleva restituire alla collettività, come bene storico di primaria importanza per costruire e riscoprire l’identità di Amantea, si è consumata la notte bianca di Amantea, tra proclami di successo da una parte e proteste e polemiche dall’altra.

Mettendo da parte partigianerie e risultati veri o presunti, è evidente che il modello della notte bianca ha ormai la sua età, e sia nel mondo turistico che in quello del marketing i prodotti hanno sempre bisogno di essere rinnovati, così le località balneari o cittadine hanno via via trasformato la notte bianca in qualcosa d’altro, ad Amantea questo non è accaduto, è nata come qualcosa di diverso dalle altri notti bianche e si è via via degradata nella qualità della proposta fino a diventare una sagra di paese con il concerto di un’artista di richiamo, il cui contorno e le cui ricadute per il paese sono difficili da individuare, fatta esclusione per il settore ristorazione che beneficia della maggiore presenza rispetto alla media. Il successo di una pianificazione turistica non può essere ricondotto soltanto al pubblico di una notte bianca (o meglio due), bensì dovrebbe tener conto degli attrattori turistici attivati e presentati alle persone che accorrono prevalentemente per il concerto o per il “panino con la sazizza”; dei feedback degli operatori di settore che possono segnalare scientemente cosa cambiare o ottimizzare; delle necessità delle aree della città che devono essere caratterizzate secondo le proprie vocazioni e non “omogenizzate” al: mangiare, musica e passeggiata. 

Quella che doveva essere la “Notte delle lampare” per richiamare le origini marinare di Amantea e del suo centro storico e raccontare Amantea a chi la voleva scoprire, progetto presentato nel 2008, e poi richiamato in minima parte dall’Associazione Notte Bianca qualche anno dopo, è diventata una notte con negozi aperti, un’artista di richiamo e poco altro, che anno dopo anno si sta consumando sempre più in un’area ristretta della città: prima si sono spente le luci alla villa comunale, poi su via Dogana, poi a San Bernardino, poi nel Centro Storico e, infine, in Piazza Unità d’Italia. Di fatto, la Notte Bianca significa solo abbandonare il resto della città spostando tutte le persone in un singolo luogo per poche ore. Questo non è un bene per nessuno, anche per chi si illude dell’incasso positivo, perché significa non presentare la città a chi ci viene “casualmente” e significa che queste persone non torneranno perché non ne hanno motivo: non hanno visto storia, non hanno visto cultura, non hanno visto le qualità di Amantea e dei suoi cittadini. Hanno mangiato, acquistato qualcosa, se il prezzo era dieci centesimi meno di quello che hanno controllato sull’app Trovaprezzi del telefonino, hanno lasciato qualche cicca e cartaccia per terra e sono andati via.

Chi amministra qualsiasi ente (e non solo) dovrebbe sempre pensare prima a doveri e responsabilità, soltanto poi a potere, amicizie e guadagni.

Se questo è il turismo cui ambisce Amantea è chiaro che non si andrà da nessuna parte e che l’evidente declino come località turistica e area in grado di attrarre e concentrare il turismo del Basso Tirreno continuerà fino al totale annullamento del settore. Serve una pianificazione turistica che sia tale, che sviluppi la Notte Bianca, che la progetti e connetta con tutto il territorio comunale; serve un dialogo con gli attori del territorio per progettare tutto il calendario turistico da presentare il 30 aprile e non il 15 luglio; serve conoscere le nuove tendenze turistiche per concertare con albergatori, ristoratori e associazioni il nuovo (e giusto) modo di fare turismo oggi nel 2019 e non nel 1990.

Ad Amantea serve tanto, non servono di certo le polemiche, mentre con un po’ di umiltà da parte di tutti e lo sforzo di ascoltarsi per il bene della città tutta (Campora, Coreca, Acquicella, ecc. comprese) si potrebbero ottenere risultati ben più significativi, magari trainati da una Notte Bianca che diventi attrattore culturale e sociale. 

La concertazione, la cooperazione, la collaborazione sono tre qualità che vanno riscoperte e messe al centro non solo della promozione turistica di Amantea, ma di tutti gli aspetti che possono rivitalizzare questa città, Carnevale compreso. La classe politica ha l’obbligo di scrollarsi di dosso i personalismi e le simpatie, per il bene di tutti, anche di se stessi, perché oggi vince la concretezza, i fatti, e non le illusioni; e i fatti sono tristemente un castello che cade a pezzi, la puzza nelle strade, una città divisa in feudi, un turismo che non decolla e un’economia stagnante. Una volta compresi i problemi, su le maniche e lavoriamo tutti per Amantea, per il turismo e per lo sviluppo. 

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